Chizzoniti: Finalmente i vertici Sogas hanno gettato la maschera e riconoscono di essere in difficoltà

Riceviamo e pubblichiamo la nota del Presidente della Commissione di Vigilanza e Controllo del Consiglio Regionale della Calabria:

Finalmente dopo tante ambiguità, contorsioni, pirouettes e quant’altro utile a mistificare la realtà i vertici della Sogas SPA hanno gettato la maschera e a seguito dell’ennesima gestione sfociata nell’ormai sistematica produzione di milioni di debiti riconoscono  che “la Sogas è in difficoltà”. Ma escludono il “rischio” default che, con tutto il rispetto per le diverse ed opposte posizioni, paradossalmente non è un rischio ma caso mai una ciambella di salvataggio attraverso la quale è possibile perseguire un duplice obiettivo:

1. Quello della interruzione del saccheggio di pubbliche risorse cui gli Enti autarchici in indirizzo si sono ormai allineati per ripianare inutilmente  le annuali perdite societarie;

2. Ripartire con una società ex novo aperta alle qualificate partecipazione dell’Assindustria, Asireg, Assoalberghi, operatori turistici  interessati ad investire a Reggio che non può ulteriormente differire la valorizzazione dei Bronzi e di tutto il patrimonio di cui è stata gratificata coinvolgendo  opportunamente anche quelli catanesi per offrire alla sponda Siciliana l’aeroporto di Reggio quale terza pista di quello di Catania letteralmente intasato da giugno a settembre;

Disegnando, all’uopo, un credibile piano industriale autenticamente realizzabile nel contesto della ormai fisiologica  ristrutturazione  (concreta e non parolaia) seguendo la via del tanto atteso rilancio, così come è avvenuto per la Reggina calcio, la stessa Alitalia, la Parmalat ecc… ecc…. In quest’ottica va segnalato il ruolo propositivo delle forze sociali che la Sogas cerca di dividere  privilegiando l’interlocuzione con qualche pseudo sindacalista  preoccupato soltanto di sostenere il managment specialista in assunzioni dopo aver chiesto ed ottenuto l’accesso alla cassa integrazione a causa degli elevati costi del personale…. Non a caso anche l’esercizio 2013  chiude con forti perdite ma ciò nonostante i produttori delle stesse sono stati callidamente confermati nel CDA della società aeroportuale che gestisce una struttura ulteriormente appesantita dalla ultra preoccupante riduzione dei flussi di traffico. E così tra una passerella ed una sceneggiata napoletana si aspetta la concessione trentennale e si strumentalizzano le prescrizioni operative già più rigorosamente vigenti circa venti anni or sono ma ininfluenti tant’è che l’aeroporto in un anno  raddoppiò i passeggeri che per la prima superarono la fatidica soglia dei 500.000  grazie anche  ad una accorta politica tariffaria praticata dall’ Airone. Da allora soltanto “chiacchiere e distintivo”, uso distorto di finanziamenti pubblici, assunzioni, involuzione su tutti i fronti, eccezion fatta per gli stipendi degli inventori del volo che non accennano a diminuire. Ovviamente appaiono gravissime le responsabilità del Collegio dei Revisori che certamente non sfuggiranno alla Magistratura già adita alla cui Superiore attenzione si devolve – ex plurimis – la verifica della rilevanza penale ex art. 323 cp per la reiterata produzione dei  debiti da parte del CDA che “de iure” avrebbe dovuto suggerire il responsabile deposito delle carte contabili in Tribunale rinunciando ad un accanimento finanziario a dir poco devastante. Infatti,  trattasi  di fattispecie concepita dal Legislatore come reato di evento con dolo specifico intenzionale che nella specie si ravvisa attraverso la consumazione di ripetuti eventi ingiusti (perdite) con vantaggio patrimoniale da parte di chi percepisce lauti stipendi per produrre debiti. Si appalesa conseguentemente  la doppia ingiustizia perpetrata da Amministratori e Controllori la cui condotta (non solo penalmente rilevante) concorre, altresì,  al  gelido depauperamento, del patrimonio Sogas. Si nutre anche dalle considerazioni che precedono la richiesta già articolata al Signor Procuratore della Repubblica perché attivi l’istituto di cui agli artt. 6-7.R.D. 16 marzo 1942 n. 267 (fallimento della Sogas così come già avvenuto per l’Atam), formalizzando  ufficialmente l’invito – diffida (Regione Calabria) alle SS in indirizzo a non erogare un solo euro per l’ennesimo  spericolato ripiano dei debiti Sogas SPA  apparendo  evidente, in tal caso, la cosciente integrazione concorsuale  ex artt. 110 – 323 cp. che avvince il CDA ed i Controllori dello stesso. Questi ultimi in data 23 luglio 2014, con riferimento all’esame del bilancio 2013, avrebbero prima prospettato il fallimento della Sogas salvo poi ad essere recuperati alla logica del dissesto gestionale scandito dai costi che superano di ben  un milione e mezzo di euro i ricavi relativi all’esercizio 2013. Ciò nonostante,  anche se trattasi di un ormai consolidato, sistematico e stratificato stato di insolvenza pienamente integrante il modello tecnico di cui all’art. 5 R.D. 16 marzo 1942 n. 267 che “si manifesta con inadempimenti o altri fattori esteriori i quali dimostrano che il debitore – rectius – la Sogas – non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni”,  c’è qualcuno che si aggrappa a qualche residuo quantitativo di ossigeno affermando  “stiamo malissimo ma la morte non è ancora arrivata”! . E fra i “fatti esteriori” sicuramente non va sottaciuto il procedere tentennante ed incespicante della Sogas che anni addietro ha “smerciato” l’internalizzazione di taluni  servizi  quale  fattore di  miglioramento degli stessi  e di contenimento delle spese oggi ci ripensa e preannuncia il ritorno al passato ovvero a ditte esterne cui dovrebbero transitare i dipendenti interessati. La cui schiera potrebbe essere opportunamente infoltita da qualche assunzione “in limine litis” ovvero prima  della formalizzazione della riesumata esternalizzazione. Non può dirsi che la Sogas si muova su un binario di coerente uniformità dinamico –operativa!. Pertanto, reiterate operazioni di ripianamento di perdite e di ricapitalizzazioni costituiscono un rischio  per gli equilibri di bilancio sia degli Enti comproprietari che della partecipata Sogas che conferma, fra l’altro,  l’assoluta inesistenza di benché minimi livelli di produttività ed utilità  per cui gli Enti soci non possono non tenerne conto anche perché le operazioni di ripiano dei debiti prodotti incidono sulle finanze pubbliche agli stessi riconducibili. Ne deriva che l’insistente e pernicioso ricorso alla logica del salvataggio a tutti i costi della Sogas ormai in condizioni di irrecuperabile dissesto tent’è che i   ripetuti interventi tampone (con dispendio di disponibilità finanziaria a fondo perduto) non hanno fornito alcun concreto risultato attesa la cronica insolvenza societaria. Conseguentemente, contrarre un mutuo per “corrispondere quanto dovuto alla Sogas”  significa ricorrere all’indebitamento per finanziare con inquietante disinvoltura tali ormai conclamate inutili operazioni  che appaiono anche in conflitto con i limiti di cui all’art. 187 del D. Lgs.vo 18 agosto 2000 n. 267 coordinato con l’art. 3 co. 19 della finanziaria 2004. Non foss’altro perché l’Ente pubblico non può perseverare nella improduttiva decisione ripianatrice poiché violerebbe l’interesse collettivo prevalente  che corrisponde alla “necessità” per lo stesso di impiegare le proprie risorse secondo principi di efficienza, efficacia, economicità e produttività  che per la Sogas, sottoposta ad un processo di  quotidiana quanta inarrestabile erosione, mai sono esistiti negli ultimi quindici anni.
Sulla scorta di quanto precede, si invitano i Soci Sogas diversi dalla Regione Calabria che invece si diffida ad attenersi a tali elementari principi  interrompendo l’uso scorretto di risorse pubbliche  mentre si puntualizza che la presente nota è da considerarsi integrativa a quelle precedentemente depositate presso la Procura della Repubblica di Reggio Calabria per cui restano attuali le richieste articolate in ordine  agli avvisi afferenti eventuali istanze ex art. 406 e 408 cpp.

Con deferenti ossequi.

Aurelio Chizzoniti


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