Tito Minniti a rischio chiusura. Porcino: Via d’uscita è privatizzazione

Riporto da Strill.it:

C’è gran fermento all’Aeroporto dello Stretto dopo il j’accuse di ieri del Presidente Sogas Carlo Alberto Porcino. ”Senza nuove risorse il Tito Minniti chiuderà” aveva comunicato ieri il Presidente in un lungo intervento denuncia. Quella del Tito Minniti in effetti è una vera e propria corsa contro il tempo. Da qui a 12 giorni infatti, l’Assemblea dei Soci, dovrà pronunciarsi sulla prosecuzione delle attività o sulla obbligatoria attuazione delle gravi disposizioni sancite dal codice civile e previste in questi casi, se non arriveranno nuove risorse per assicurarne il funzionamento. Il rischio è che l’intera struttura sia costretta a chiudere, con le gravi conseguenze che ciò comporterebbe sul piano dello sviluppo economico di tutto il comprensorio reggino.

PRESIDENTE PORCINO, LEI HA LANCIATO UN GRIDO DI ALLARME PER SCONGIURARE LA CHIUSURA DELL’AEROPORTO, MA COSA STA SUCCEDENDO?

Guardi, il vostro Direttore, nei panni di Presidente della Viola Basket, ha rilasciato alcune dichiarazioni che mi hanno particolarmente colpito e che, francamente, condivido e comprendo benissimo. Da Presidente della SOGAS SpA, altrettanto sinceramente, le confesso: anche io mi sono rotto le palle! Serve più serietà per salvare l’aeroporto. Servono azioni concrete e serve farlo oggi.

PROPRIO ADESSO CHE L’AEROPORTO DI REGGIO CALABRIA E’ RIENTRATO NEL PIANO NAZIONALE AEROPORTI DEL GOVERNO RENZI?

Non è certo una novità. Si sapeva da tempo. Si tratta solo di una sostanziale conferma della assoluta strategicità della nostra infrastruttura aeroportuale, anche e non solo nell’ottica della continuità territoriale che garantisce alla vicina Messina ed al suo hinterland. D’altronde, l’Aeroporto dello Stretto era già contemplato nel Piano Nazionale Aeroporti del Ministro Passera, a differenza di qualche altro scalo calabrese …

MA DAVVERO L’AEROPORTO E’ A RISCHIO CHIUSURA OPPURE E’ LA SOGAS CHE E’ DESTINATA A FALLIRE?

La ringrazio per la domanda che mi dà la possibilità di precisare un aspetto importante. Nessuno lo nega. È assolutamente legittimo ritenere che se è la Società di Gestione a fallire allora non vuol dire che l’Aeroporto chiude. È verissimo. Anche se non si può nemmeno dire che non è vero il contrario. Anzi è molto probabile che questo purtroppo accada.

NEL SENSO? CI SPIEGHI MEGLIO, SE LA SOGAS DOVESSE ANDARE IN LIQUIDAZIONE OPPURE FALLIRE COSA SUCCEDEREBBE?

Innanzi tutto ricordo a tutti che alle società come la SOGAS è lo Stato, tramite Enac, che affida in gestione lo scalo aeroportuale che è e rimane appunto in mano pubblica.  Pertanto, nel caso in cui la Società di Gestione venga meno è lo Stato che decide se e come l’Aeroporto debba rimanere aperto. Sul punto ci sono diversi scenari possibili.

Il primo: lo scalo rimane in gestione diretta da parte di Enac. Questa circostanza, assai rara, può anche verificarsi per aeroporti delle dimensioni come il nostro ma al massimo per un periodo di tempo limitato, fin tanto che venga pubblicato un apposito bando pubblico, come previsto dalla legge, attraverso il quale procedere alla individuazione di una nuova Società in possesso dei requisiti necessari per essere certificata nella qualità di nuovo Gestore aeroportuale.

Questo, ad esempio, è quanto si sta cercando di fare nel caso di Rimini dove esiste già un curatore fallimentare che il 23 luglio scorso ha purtroppo dovuto registrare l’assenza di offerte per la società di gestione dell’Aeroporto Federico Fellini,  rispetto al doppio bando di gara emanato dall’Enac, il cui esito ha registrato unicamente la presenza di 4 buste interessate alla mera concessione per la pista. La speranza è che chi vincerà la concessione per la pista – tra gli interessati si parla di una compagnia russa e della cordata italo-americana capitanata da Sovereign group che ha fatto un’offerta il mese scorso anche per il Ridolfi di Forlì – bussi poi anche alla porta del curatore per una trattativa privata che salvi almeno parte delle 78 maestranze e permetta la continuità operativa dello scalo romagnolo.

Ma, si badi bene, Rimini e Reggio Calabria hanno in comune solo l’iniziale del nome e nient’altro di più.

Poiché in quel caso il curatore fallimentare ha potuto gestire da Gennaio ad Agosto di quest’anno ben 2329 voli internazionali, tutti voli charter a fronte di soli 51 voli di linea. Il picco stagionale dei voli turistici ha quindi provocato degli introiti tali da generare un attivo fallimentare tale da consentire al curatore di continuare a gestire lo scalo senza creare ulteriori passività  e, nello stesso tempo, rispettare quello che gli viene richiesto di fare dalla legge: pagare i debiti del fallimento. Ma nel caso di Reggio Calabria secondo voi ci troviamo nella stessa situazione?

Su Reggio attualmente sono operati quasi esclusivamente solo voli di linea e per il 95 % si tratta dei voli in capo alla compagnia Alitalia – Etihad che si ricorda si auto produce i propri servizi di assistenza a terra ad aeromobili e passeggeri, unico caso in Italia. Ebbene vi immaginate un curatore fallimentare che, sebbene ci troviamo nell’ambito di un servizio di pubblica utilità e di interesse generale,  richieda l’esercizio provvisorio di una attività, come quella svolta da Sogas appunto, che registra da anni una perdita strutturale di 100-150 mila euro al mese (peraltro artatamente creata nel passato e che da tre anni si sta cercando di abbattere!), e decida di farlo, senza per questo ricevere alcun compenso per i servizi di handling da parte del suo principale o forse unico cliente Alitalia? Ma è assurdo anche solo pensarlo.

Ed inoltre, alla Sogas, se dovesse fallire, chi potrebbe sostituirsi? Magari una nuova società privata o una mista pubblico – privata oppure una altra società interamente pubblica. Nel primo caso occorre sapere, ad esempio, che si tratterebbe di una ipotesi che prevede un notevole investimento economico, di almeno una decina di milioni di euro. Basti considerare, infatti,  che se è vero che l’infrastruttura è dello Stato, altrettanto non si può dire degli impianti e delle attrezzature di cui oggi gode l’aeroporto che sono di proprietà della Sogas e che rientrerebbero nella disponibilità dell’eventuale curatore fallimentare per le finalità che gli sono proprie per come attribuite dalle leggi vigenti in materia.

Nel caso in cui si profilasse all’orizzonte una nuova Società Pubblica, allora in quel caso ci pare chiaro che per coprire la perdita strutturale si dovrebbe fare appello al territorio, ed in particolare anche agli stessi enti locali che oggi sono soci di Sogas, per chiedere ed ottenere loro la sottoscrizione dei c.d. SIEG previsti dalla Legge 122/2010. In fondo è quello che chiediamo anche noi da tempo, rimanendo però inascoltati. Lo strumento legislativo c’è, esiste già. Magari un domani gli enti locali preferiranno adottarlo in favore di qualche altra società che prenderà il posto di Sogas, oppure saranno costretti a farlo per evitare che Reggio Calabria veda chiudere i battenti del proprio aeroporto. Tutto può succedere. Ed intanto, anche Vueling ed è notizia dell’ultima ora dopo non appena un mese ci ha già comunicato di volersene andare …

PRESIDENTE PORCINO, MA COME? VUELING IN MENO DI UN MESE E’ APPRODATA ED E’ GIA VOLATA VIA DA REGGIO CALABRIA … COME COMMENTA QUESTA NOTIZIA?

Ebbene sulla vicenda specifica mi limito ad anticipare solamente che esistono precisi impegni contrattualmente assunti tra il Vettore ed il Gestore. Noi come Sogas SpA abbiamo assolutamente mantenuto fede ai nostri obblighi nei confronti della Compagnia in questione,  evidentemente non si può dire altrettanto per la controparte. Ma ritengo che sarà certamente un aula di Tribunale a deciderlo. Per noi questa vicenda ha del grottesco e per il momento si chiude qui, ancora prima di cominciare, anche se ci lascia con l’amaro in bocca. D’altronde l’Aeroporto dello Stretto non è la prima volta che viene così bistrattato da qualche compagnia aerea, ma Lei lo sa perché questo accade?

NO, PERCHE’ CE LO DICA …

Perché esiste una situazione paradossale ed assolutamente anacronistica che ancora vede persistere, assurde ed illogiche prescrizioni che limitano e penalizzano lo scalo. Limitazioni forse buone un tempo, quando i cieli italiani erano pieni di MD80 di quella che fu la gloriosa compagnia di bandiera. Oppure prima che venissero definiti i lavori di miglioramento ed adeguamento della nostra infrastruttura di volo, rifacimento dello strip, ampliamento dei raccordi e miglioramento dei percorsi di segnalazione visiva. Ovviamente mi riferisco alle famose limitazioni tecnico – operative che penalizzano la classificazione dello scalo e. quindi, impongono costosissime pratiche di addestramento all’avvicinamento e di abilitazioni specifiche per i piloti delle compagnie che intendono operare su Reggio Calabria. Anche per questo le compagnie scappano o non si avvicinano.

MA NON SI ERA DETTO CHE LE LIMITAZIONI ERANO STATE SUPERATE, ERANO STATE TOLTE DA ENAC?

Appunto l’Enac, è proprio lì il problema più grande. A dire il vero, di recente ho avuto modo di apprezzare molta disponibilità ed una certa apertura nei confronti di Sogas almeno per come manifestato nelle sue parole dal Direttore Generale Alessio Quaranta ma, evidentemente, lo stesso non si può dire per certi suoi alti funzionari in grado che non si dimostrano corretti e leali nei confronti del nostro aeroporto.

Le ormai note limitazioni tecnico operative che penalizzano il Tito Minniti sono in realtà delle prescrizioni comminate dall’Ente Regolatore a far data dall’anno 2000.  Anche in ragione di questi limiti, nell’anno 2005 sono stati completati lavori che hanno interessato in modo particolare le infrastrutture di volo dello scalo vedendo impiegati circa 25 milioni di euro di soldi pubblici. Nell’anno 2007 si è poi operato nella direzione di affidare i lavori di ammodernamento dell’aerostazione passeggeri. Ed allora io mi domando e vi chiedo: ma a cosa è servito? E perché non si è trovato in Enac il coraggio di dirlo prima? Perché non si è stati chiari sulla circostanza che nonostante tutti questi lavori, se anche l’aerostazione fosse stata già terminata, tanto comunque a causa di vecchie ed anacronistiche prescrizioni l’Aeroporto di Reggio Calabria non avrebbe mai potuto raggiungere ad esempio quota 800.000 passeggeri … Ebbene dal 2000 fino al nostro arrivo nell’anno 2011 nulla quaestio, si sono spesi dei soldi dei contribuenti e si è programmato di spenderne altri pur sapendo che sarebbe stato tutto inutile. Per questo motivo, sin da subito abbiamo incessantemente ricercato il confronto Enac affinché queste limitazioni, almeno nella stragrande maggioranza dei casi, venissero rimodulate prevedendo il ricorso a nuovi tecnologie oggi presenti e comunemente utilizzate nelle pratiche di addestramento e formazione a distanza.

E, per l’appunto, sul tema limitazioni pensi che esistono addirittura dei verbali di specifici incontri svoltisi sul punto a Roma. Nei quali viene riportato chiaramente che l’Ente Regolatore manifestando apprezzamento per il lavoro svolto dal Gestore, per gli studi avanzati condotti in materia e per le soluzioni adottate e proposte, nell’ambito appunto delle sue prerogative avrebbe dovuto nell’arco da lì a poco tempo promuovere quanto necessario per correggere in favore dell’Aeroporto dello Stretto quello che in gergo aeronautico si chiama AIP ovvero una sorta di “vademecum dell’aviatore”, un documento dove ogni pilota trova riportate le caratteristiche tecniche dello scalo e, tra l’altro, appunto le annotazioni sull’esistenza di eventuali prescrizioni. Dalla data di quel verbale è trascorso un anno nel totale immobilismo di ENAC sul punto.

INSOMMA OLTRE IL DANNO, LA BEFFA?

In effetti è così, ci sentiamo presi in giro. Ma a subire la peggio non è tanto o solo la SOGAS SpA quanto soprattutto i cittadini reggini e l’intera utenza dell’aeroporto che, come sta accadendo con Vueling vede sfumare una altra ottima opportunità. Per lo stesso motivo, adesso lo possiamo dire, probabilmente è ormai definitivamente saltata l’operazione Ryan Air, così come la speranza di vedere operare in riva allo Stretto tutte le altre low cost da noi interpellate che, sebbene interessate, non si dichiarano disponibili a sopportare il costo elevatissimo dell’addestramento specifico dei piloti nelle tradizionali modalità per come ancora imposte da Enac. Noi come SOGAS diciamo: ben venga la massima sicurezza e dunque benissimo anche la necessità di un addestramento particolarmente qualificato per i piloti, ma nel 2014 evidentemente ci sono metodi virtuali, ad esempio in modalità e-learning, per assicurare questa certificazione che sono ben più economici ed assolutamente alla portata di qualunque compagnia aerea. Perché ancora si continua a penalizzare l’Aeroporto di Reggio Calabria?

QUINDI LA COLPA E’ TUTTA DI ENAC SE NON ARRIVANO NUOVE COMPAGNIE O NUOVI VOLI?

No, certamente no. Enac ha le sue grosse responsabilità, ma ci sono anche altri fattori penalizzanti, diciamo così “esterni” alla SOGAS.

Ad esempio la politica. Pensiamo al disimpegno totale rispetto allo sviluppo dell’Aeroporto dello Stretto di soci come il Comune e la Camera di Commercio di Reggio Calabria o come l’ex Provincia Regionale di Messina. Pensiamo, ancora ad esempio, alla Regione ed ai suoi incentivi fantasma, facilmente annunciati ma mai di fatto erogati alle compagnie aeree. Promesse da marinaio che presto hanno finito per tradire la fiducia delle compagnie aeree che alla fine finiscono per guardarsi intorno e  andarsene altrove, laddove i contributi di start up invece li incassano davvero. Solo per fare un esempio: Volotea è andata via dall’Aeroporto dello Stretto per le promesse ricevute dalla Regione e mai mantenute. E che dire del flop dell’Operazione RUSSIA? E del fallimento dei charter provenienti dalla Germania? E della mancata prosecuzione dei collegamenti con Vienna operati da FLY NIKI?  E sull’affaire Livingston aggiudicataria di un bando fino ad oggi mai attuato,  non credo che ci sia bisogno di ulteriori commenti. Quali sono gli effetti positivi dei famosi 5,8 milioni stanziati in favore dell’Aeroporto dello Stretto?

Lo ammettiamo ci abbiamo creduto anche noi. Riponevamo in buona fede molta fiducia in queste iniziative. Ed è per questo che siamo molto delusi in proposito.  Ed, ancora perché non viene promossa la conferenza dei servizi per assegnare il residuo esistente degli oneri di servizio pubblico per attivare nuove rotte? Forse vogliamo continuare a prenderci in giro … è assurdo quello che accade. Mentre in altri aeroporti sempre in Calabria continuano a far piovere copiosi soldi nelle casse dei soliti vettori low cost, garantendo così grandi numeri e milioni di passeggeri. Mentre qui a Reggio Calabria ci rifilano solo gli scarti. Ma la classe politica reggina cosa ha da dire in proposito? Perché non reagisce? E non si tratta certamente solo di un problema dell’ultima consiliatura targata centrodestra, chi non ricorda ad esempio la bufala dei contributi promessi ma mai erogati perché secondo Loiero & Co. si sarebbe trattato di aiuti di Stato?

MA INSOMMA NELLA SUA GESTIONE SI RIMPROVERA QUALCOSA OPPURE E’ DAVVERO SOLO COLPA DEGLI ALTRI?

 Dal 2011 ad oggi abbiamo assunto il compito di guidare la Società di Gestione dell’Aeroporto dello Stretto lo abbiamo fatto responsabilmente e consapevoli delle difficoltà cui saremmo andati incontro. Certamente ci sono molte cose che devo rimproverarmi. Ad esempio di essermi a volte fidato troppo, in buona fede di quanti in un primo tempo sembravano essere pronti a collaborare con noi in azienda, a sposare il nostro progetto di risanamento. Una fiducia da noi evidentemente mal riposta in persone rivelatesi di piccola statura morale e sicuramente poco educate, disposte a tutto pur di fare carriera o pur di mantenere posizioni di privilegio economico, ma nient’affatto leali. Ma questa è una altra storia …

MA LEI PENSA DI AVERE BENE OPERATO IN SOGAS?

Sicuramente ho operato in modo onesto e secondo coscienza. Nel 2011 accettammo una sfida già abbastanza ardua che, per molti versi, già si presentava impossibile. Credevamo di poter contare sul supporto leale e reale degli enti soci, sull’appoggio ragionato e responsabile delle organizzazioni sindacali, sulla fiducia da parte dell’Ente Regolatore. Seppure per un breve periodo così è stato. Ed è per questo che abbiamo avuto e trovato la forza necessaria per compiere scelte difficili e rischiose. Ma l’abbiamo fatto.

Per farlo abbiamo innanzi tutto dichiarato guerra aperta agli sprechi, ai privilegi ed alle prebende imponendo scelte di assoluto rigore e legalità, improntate al risparmio ed alla trasparenza. Abbiamo rotto con i vecchi schemi del passato. Abbiamo messo la parola fine agli affidamenti milionari a ditte esterne, nel tempo arricchitesi spropositatamente sulle spalle degli enti soci, e quindi dei contribuenti. Abbiamo cercato di introdurre in azienda una cultura del “prima il dovere”, di far lavorare tutti quanti in azienda, senza esenzioni, privilegi o distinzioni. Abbiamo dovuto ridurre gli sprechi legati al costo del lavoro iniziando a contrastare le assurde logiche che hanno portato l’esistenza in Sogas di super mega stipendi che, con le dovute proporzioni, se resi noti farebbero impalidire quanti ricordano le miliardarie liquidazioni dell’era Cimoli in Alitalia… ed è per questo che evidentemente diamo fastidio.

SI RIFERISCE ALLE CRITICHE DEI MESI SCORSI?

Guardi, ben vengano pure le critiche quando sono costruttive. Ma non le menzogne, le falsità.  Mi rendo conto che il nostro operato da 2011 ad oggi avrà certamente turbato, immagino, molti equilibri ed interessi particolari che ormai si erano consolidati nel corso del tempo all’interno dell’aeroporto reggino. Per questo motivo, ad esempio, abbiamo chiesto ai soci di essere autorizzati a muovere precise azioni di responsabilità anche nei confronti dei vecchi amministratori e dirigenti dell’epoca. Naturalmente abbiamo ottenuto solo risposte evasive. Ma nonostante tutto siamo andati avanti. E rispetto questa nostra coraggiosa determinazione sa cosa abbiamo ricevuto in cambio?

CHE COSA?

Riceviamo ogni giorno continui tentativi di screditarci come amministratori onesti, costanti boicottaggi, calunnie e diffamazioni infondate. Stanno tentando di isolarci, di intimidirci e di farci pressioni, anche a mezzo stampa. Segno che stiamo andando nella direzione giusta. Ma arrivati ad un certo punto a noi, attuali amministratori di Sogas SpA, chi ci difende? Indipendentemente dalla situazione attuale, in passato dove eravate tutti quanti? Dove erano i giornalisti attenti? Dov’era la politica o il sindacato quando hanno consumato questo scempio, depredando le casse della Società di Gestione? Dov’era, quel che é peggio, chi a vario livello e nel corso del tempo avrebbe dovuto controllare e vigilare affinché simili scempi non avessero luogo in Sogas? Abbiamo denunciato più volte ed in diverse sedi tutte le anomalie che abbiamo trovato in Sogas. Continueremo a farlo. Ma non ci stupisce affatto il pensiero che ce ne possa sfuggire qualcuna… L’esempio più eclatante ritengo possa sintetizzarsi nella storia dei super mega stipendi che in Sogas nel corso del tempo sono stati concessi ai vari dirigenti, post holder e direttori generali pro tempore.

MA SCUSI, DI QUALI IMPORTI STIAMO PARLANDO E PER QUALI PROFESSIONALITA’?

Non faccio cifre ma parliamo di stipendi altissimi. Emolumenti che la Sogas è ancora obbligata a corrispondere anche se, ad esempio, il fortunato beneficiario del super stipendio ad oggi non svolge più alcuna mansione o funzione di responsabilità in azienda per gli effetti della intercorsa razionalizzazione e riorganizzazione funzionale delle varie aree. Costi sicuramente insostenibili per qualunque società, figuriamoci per noi che, com’è noto, siamo in ritardo con il pagamento di ben tre – quattro mensilità.

Certamente la professionalità va pagata, nessuno lo nega. Ma fintanto che si tratta di ingegneri o liberi professionisti che, anziché da consulenti esterni accettano di svolgere la propria opera professionale da dipendenti del Gestore, ci potrebbe anche stare, soprattutto se, al tempo stesso, vista la competenza, gli stessi assumono altre importanti responsabilità, sebbene anche in questi casi occorrerebbe una maggiore razionalizzazione del costo. Analogamente, lo stesso non può dirsi per molti altri beneficiati in casa Sogas.  Ebbene, infatti, per la modica cifra lorda di 850 mila euro l’anno, suddivisi per 8-10 tra funzionari e dirigenti, in Sogas sono stati inquadrati ai massimi livelli del contratto Assaeroporti (funzionario Quadro)  e addirittura sono stati loro attribuiti stipendi da DIRIGENTI,  continuando tutt’oggi ad essere pagati con stipendi tra i 3 ed i 5 mila euro al mese: un ex steward di terra, un ex studente di medicina, un ex artigiano con la quinta elementare (terza media serale),  divenuti improvvisamente altissimi dirigenti e mega direttori generali con tanto di immancabile abbonamento a quotidiani, telefono aziendale, tablet, pc portatile, auto di cortesia e quant’altro.  Ma ironia a parte, cosa hanno prodotto questi super mega stipendiati, che meriti hanno? Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Il perdurare di un degrado incessante in Sogas,  capace di generare solo perdite su perdite. Debiti su debiti. Senza mai migliorare sensibilmente le performance dello scalo.  Con i soci sempre pronti a ripianare. Della serie: “tanto paga pantalone …”!

QUESTA VICENDA HA DELL’INCREDIBILE.

In effetti è così. Ma la cosa più assurda è come si compone la voce retributiva che al minimo tabellare ed alle contingenze spettanti vede aggiungersi delle spropositate “indennità ad personam” addirittura da pagarsi al netto. Si, avete capito bene: al netto di eventuali conguagli contributivi e fiscali anche in questo caso rimanenti a totale carico del Gestore. Se, ad esempio, grazie ai 3000 o 5000  euro al mese pagati da Sogas , il fortunato Dirigente si compra una bella villa, oppure una auto di lusso o fa un investimento che gli provoca un ulteriore reddito o rendita, ebbene paradossalmente lo scostamento sullo scaglione fiscale superiore comportante l’aumento di aliquota a carico del contribuente non viene pagato dallo stesso ma finisce per dover essere erogato comunque dalla Sogas trattandosi di indennità da erogarsi, si ripete, “al netto”… Un sistema davvero ben congeniato, no?

Il tutto in assenza di qualsivoglia forma di contrattazione integrativa di secondo livello. Noi ritenendo questa situazione oggi insostenibile abbiamo chiesto alle organizzazioni sindacali di aiutarci a convincere gli interessati a ridursi questi mega stipendi. Un appello ripetuto più volte ma inspiegabilmente caduto nel vuoto e rimasta lettera morta. Stesso discorso per l’avvenuto provvisorio congelamento dei premi di produzione, per l’erogazione dei buoni pasto, e per l’attribuzione dei finger benefit che secondo noi dovrebbero essere ancorati alla reale produttività aziendale ed al raggiungimento dei risultati e non essere erogati forfettariamente a prescindere se un azienda funziona oppure è in crisi.

 Insomma, per farla breve, dal 2011 fino ad oggi abbiamo provato a fare uscire la Sogas dal pantano di sabbie mobili in cui si era cacciata… Serve altro tempo. Serve ridurre il costo del personale. Ed oggi pare irrimediabilmente sprofondare di nuovo nelle stesse sabbie mobili, nel disinteresse generalizzato ed in alcuni casi con la complicità di alcuni dei tanti “attori protagonisti” a vario titolo e livello coinvolti in questa storia specifica: politica, enti soci, istituzioni ed imprese del territorio, sindacati ed Enti regolatori.  Ciascuno in diverso modo e misura ha contribuito in passato e continua a contribuire allo sfascio più totale della Sogas e, quindi, delle opportunità di sviluppo dell’Aeroporto dello Stretto.

MA ADESSO COSA SUCCEDERA’?

Sinceramente come Presidente del Consiglio di Amministrazione mi sento oggi più che mai solo, gravato dal peso della responsabilità di scelte impopolari, per i più di difficile comprensione e ritenute a volte inique,  mi ritrovo ormai isolato ed accerchiato, continuamente minacciato ed offeso anche da continui, almeno apparentemente “inspiegabili”, attacchi più o meno velati, anche a mezzo stampa. Come amministratore di una società partecipata interamente da enti pubblici locali ho però il dovere di mettere davanti a tutto ed a tutti l’interesse generale che il Gestore di un aeroporto rappresenta e pertanto, giorno 14 ottobre prossimo saranno i soci a doversi esprimere in via definitiva, a dimostrare di aver posto in essere azioni concrete al riguardo,  per impedire che il sottoscritto dott. Carlo Alberto Porcino faccia l’unica cosa possibile secondo quanto prevede la legge: portare  i libri in Tribunale per chiedere la messa in liquidazione della Società di Gestione dell’Aeroporto dello Stretto. Con tutte le conseguenze che questo comporterà. E con tutti gli amari e tristi risvolti occupazionali che questo purtroppo comporterà. Vorrà dire che verrà l’Enac a gestirsi direttamente l’Aeroporto con buona pace di oltre novanta padri e madri di famiglia. La Sogas ed i suoi lavoratori a quanto pare non interessano a nessuno. L’aeroporto, così come la Sogas, non può però continuare a “galleggiare”, a tentare di sopravvivere solo per mantenere il comodo ad altri, solo per continuare ad attendere un “tozzo di pane” dalla Regione o dalla Provincia …

MA COME SI PUO’ SUPERARE QUESTA CRISI?

Con serietà e con grande senso di responsabilità da parte di tutti. Anche se, francamente, ormai la situazione va deteriorandosi sempre di più ogni giorno che passa. Certamente la prospettiva della privatizzazione dello scalo, nella misura non inferiore al 51% potrebbe essere la vera soluzione. Ma anche in questo caso c’è qualcuno, anzi qualcosa che rappresenta un ostacolo …

A CHI OPPURE A COSA SI RIFERISCE?

Alla assurdità della burocrazia italiana. Nel corso del primo biennio, previa apposita istruttoria dell’istanza da noi presentata con tanto di piano industriale,  l’Enac avrebbe dovuto rilasciare il proprio parere favorevole, in virtù del piano industriale da noi presentato, sul rilascio della concessione trentennale. Da tale mutamento del regime concessorio dipende la possibile privatizzazione di almeno il 51% della Società di Gestione ad un privato operatore di settore da individuarsi secondo apposite procedure di legge. Dalla concessione trentennale dipende ad esempio la possibilità di introitare maggiori quote che comunque già vengono pagate dai passeggeri in partenza dal nostro scalo. Dalla concessione totale dipende una maggiore solidità e credibilità bancaria di cui il Gestore altrimenti avrebbe potuto godere. Sono trascorsi ben tre Governi (Berlusconi, Monti e Letta) senza che Enac si sia ancora pronunciata nel merito. Le motivazioni? Varie e variegate nel corso di tutti gli incontri a cui abbiamo sempre partecipato fiduciosamente,  individuando e ponendo in essere sempre in modo pro attivo le soluzioni possibili rispetto a quanto ci veniva di volta in volta osservato… noi abbiamo mantenuto i nostri impegni, così non é stato fatto nei nostri confronti. Il brusco stop ai lavori per l’ammodernamento dell’aerostazione passeggeri non è certamente non dipeso da noi, anche se sta giocando un ruolo determinante in tal senso.

ED I LAVORATORI? CHI CI PENSA AI LAVORATORI?

Da giugno 2014 sono finiti poi gli effetti della cassa integrazione volontaria per il personale interessato da questo ammortizzatore sociale. Lo ribadisco: non siamo innamorati della CIGS, ma occorre trovare comunque una soluzione. Con il rientro sul nostro libro paga del personale prima collocato in CIGS, soprattutto avuto particolare riguardo per quanti di loro percepiscono i super stipendi, é chiaro che non c’è la facciamo e non c’è la faremo più a pagare non solo loro ma tutti i dipendenti. Questo Consiglio di Amministrazione lo ha ribadito già da tempo I soci lo sanno. Le organizzazioni sindacali lo sanno, gli enti interessati sono bene informati. Così com’è oggi non ha senso andare avanti. La Sogas SpA é una società che genera così com’è oggi, una perdita strutturale di almeno 1,5 MLN ogni anno. Lo abbiamo sempre ribadito. Il costo del personale non solo é eccessivo ma addirittura é mal distribuito tanto da rendere improduttive parecchie unità laddove sono attualmente impiegate e che andrebbero riqualificate o, dove possibile, accompagnate in esodo pensionistico. In questo senso noi ribadiamo che esistono degli esuberi. Con il nostro piano nessun posto di lavoro sarebbe venuto meno, ma a quanto pare sono altri gli interessi di chi invece dovrebbe tutelare i lavoratori. La Sogas SpA é una società che per come é stata strutturata ed ingessata nel tempo è destinata a non riuscire a reggersi sulle proprie gambe. Serve intervenire ancora in modo deciso sul costo del personale, così com’è nonostante i primi sacrifici da noi richiesti in questo ultimo biennio (cassa integrazione, congelamento arretrati e premi di produzione) alla maestranze, sebbene tali sforzi siano stati alla fine compiuti da tutto il personale rischiano purtroppo ormai di risultare vani e perfettamente inutili. Con buona pace di tutti, dei lavoratori e delle loro famiglie.

Purtroppo, alle varie cassandre e facili profeti dico, ormai da troppo tempo non credo più a Babbo Natale, ma insegno comunque ai miei nipotini che, se fanno i bravi, il 25 dicembre riceveranno in dono pure qualche giocattolo.

Fonte: http://www.strill.it/citta/2014/10/reggio-tito-minniti-a-rischio-chiusura-porcino-via-duscita-e-privatizzazione/


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11 commenti

  1. Onestamente non so cosa ci sia da commentare. Ha espresso lui stesso tutto quello che sappiamo e diciamo da ben prima il 2011.
    Se ne è accorto solo ora? Lo sapevamo tutti che non sarebbero arrivati a Natale, bastava leggere i bilanci in maniera seria.
    Ha realizzato solo ora che se la sogas fallisce l’aeroporto non chiude? A maggior ragione che alitalia è in autoproduzione e che non ha bisogno di nulla; paradossalmente potrà gestire i voli di altre compagnie, tanto i diritti li riscuote ENAC.

    Solita cantilena su impegni non rispetatti dei soci, ma un suo cenno di dimissioni neanche a parlarne…
    Un uomo solo, all’angolo che non ha il coraggio di fare l’unica cosa giusta nella sua vita: dimettersi.
    Per il resto parole parole parole

  2. Campagna elettorale aperta!!!!

  3. Se nel corso degli anni, della gestione dell’aeroporto se ne fosse occupato qualcuno con competenze in merito a politica dei trasporti, sicuramente non saremmo arrivati a questo. Ma, siccome ne CdA si sono avvicendate persone legate a questo o a quel carrozzone politico, secondo il momento, le quali a loro volta, per note ragioni, hanno dato incarichi di DIRIGENTI a gente assolutamente e palesemente incompetente, ecco il risultato.
    Dalle rape non si cava sangue! O, per dirla in slang locale: “Eri pirara e non facisti pira, ora si santo e vo’ fari miraculi?”

  4. ma che sarà mai questo dirigente con la terza media……………………..

    di che si occupa e soprattutto quali benefici apporta a sagos , magari è un genio e produce benefici alla sogas ,

    la cosa particolare di reggio e che nessuno si indigna mai.

    sono curioso di sapere la storia di questo fantomatico dirigene perche e chi lo ha messo lì,e soprattutto cosa fà?

  5. @ aiofb:
    parla di quelli in cassa-integrazione.

  6. Caro Dott. Porcino Lei ha commesso un grande errore quando a suo tempo ha accettatato l’incarico come Amministratore della Sogas, principalmente perche` la societa` era ed e` partecipata solo da enti pubblici locali influenzati dai giochi sporchi della politica reggina e regionale. I problemi della sogas erano gia` ben risaputi come anche gli esasperati “ostruzionismi” della ENAC. Un errore che Lei sta pagando caro poiche` Lei adesso e` il capro espiatorio per tutti i mali che affliggono l’aeroporto e la sogas mentre i vari colpevoli se la godono……mi dispaice e le auguro buona fortuna.
    rgds

  7. @ GABS BRAVO BRAVO BRAVO!

    E’ quello che i Reggini in questo momento pensano sinceramenge!

    Un Saluto a Tutti Voi da Domenico.

  8. @ gabs:
    ben detto…purtroppo non accenna minimamente a dimettersi…anzi dice che è sempre colpa di altri!

  9. Gabba: analisi perfetta!
    Pilota, leggi bene altra intervista nella quale Porcino dichiara ” nn siamo innamorati della nostra scottante poltrona”
    Un segnale lo da’. Mi domando di contro: se i soci dicono di aver fatto tutto e bene come si rileva dalla stampa odierà xché’ nn lo cacciano via? E’ un mistero? Nn credo proprio………

  10. @ Luigi:
    perchè hanno trovato uno che fa come gli dicono…telecomandato….non ha neanche la disgnità di andarsene, se come dice è lì gratis!

  11. Ma non scherziamo???
    Porcino e’ solo l’ ultimo che ha distrutto lo scalo reggino.
    Le sue colpe sono pari a quelle dei suoi predecessori.
    È’ in carica da svariati anni e ripete sempre che la colpa è’ degli altri (cioè delle fazioni politiche avverse alla sua che hanno amministrato l apt). Perché lo sappiamo tutti che le poltrone Sogas Sono cariche scelte dal politico vincente di turno.
    Se ha capito da diverso tempo che non era in grado di risolvere la situazione disastrosa che ha trovato perché non si è’ dimesso invece di far galleggiare l’ apt fino a farlo affondare completamente.
    È’ facile adesso battere cassa e minacciare di portare i libri contabili in tribunale.
    Vedrete che qualcuno dalla provincia o regione sgancierà qualche milioncino dei nostri soldi pubblici in vista delle elezioni e il carrozzone Sogas continuerà a trascinarsi.
    E tra qualche mese si ripresenterà lo stesso problema e …….ridaglie con nuovi soldi pubblici.
    È’ storia vista e rivista.

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